Joshua Bell: il violinista e l’importanza del target

Joshua Bell è un violinista americano, considerato tra i migliori al mondo. Lo scorso dodici di gennaio è stato protagonista di un test organizzato dal Washington Post di Jeff BezosUn esperimento sociale che però ci dà la possibilità di fare un parallelo con uno dei punti cardine di ogni brief che si rispetti: il target.  
Joshua Bell si è recato alle 7.50 del mattino alla stazione Enfant Plaza della metro di Washington D.C. Una delle più centrali che a quell’ora vede il transito di migliaia di persone e soprattutto di gran parte degli impiegati, dirigenti e manager dell’amministrazione pubblica degli Stati Uniti.  

 

Joshua Bell si è posizionato nell’angolo migliore per intercettare il fiume di persone ed ha aperto il suo astuccio con dentro un violino dal valore di qualche milione di dollari. La sua esibizione è durata tre quarti d’ora. Durante questo tempo sono transitati in quell’angolo di metropolitana ben 1097 persone. 

Ha suonato sei brani e nonostante l’altissimo livello della performance ha raccolto poco più di trenta dollari dalle offerte spontanee della gente di passaggio. Basti pensare che pochi giorni prima, a Boston, per assistere al suo concerto il biglietto medio aveva un costo di cento dollari. Concerto andato sold out.  

L’articolo del Washington Post si sofferma sul fatto che non basta una qualità d’intrattenimento di altissimo livello per smuovere un pubblico, pur qualificato e acculturato, dalla sua routine quotidiana.  

 

Target: scegliere la comunicazione giusta è fondamentale 

Il target, spesso, è poco considerato anche da alcuni addetti ai lavori. Proviamo a pensare all’esibizione di Joshua Bell come ad una campagna pubblicitaria. Abbiamo scritto uno splendido headlineJoshua Bell, lo abbiamo valorizzato con uno spot perfettamente girato, il violino, e lo mandiamo in onda nell’orario di massimo ascolto sulla rete principale del paese, la stazione della metro di Washington in ora di punta. 

I risultati per il brand, in termini di awareness, sono pessimi. Cosa non ha funziona allora? Il miglior messaggio, la miglior realizzazione e il canale a più alta diffusione non sono bastati. Niente, era tutto perfetto, tranne il target.  

Quando si fa una campagna di comunicazione, a prescindere dal canale, si deve sempre tarare tutto in relazione, oltre che al prodotto/brand, al target che vogliamo raggiungere. Il messaggio non deve essere il migliore possibile, deve essere quello giusto, lo strumento non deve essere costoso e di grande qualità, deve essere quello più efficace, e il canale non serve che sia utilizzato nel momento di massimo ascolto, serve che venga sfruttato quando il nostro target lo utilizza.  

Tra gli aspetti che permettono di passare dalla strategia all’azione, quindi, non è mai da sottovalutare il target. Anzi, deve essere uno dei punti centrali di ogni briefing che si rispetti. 

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